"L'immagine che Bernard-Henry Levy ha ancora negli occhi è quella della storica" (Il Gazzettino, le 10 juillet 2014)

_MCR2496L’immagine che Bernard-Henry Levy ha ancora negli occhi è quella della storica Biblioteca di Sarajevo distrutta dalle fiamme dopo un bombardamento nell’agosto del 1993. Quelle lingue di fuoco sono rimaste impresse nella mente di uno dei maggiori pensatori europei dell’età contemporanea. E proprio dalla capitale della Bosnia Erzegovina, centro cosmopolita di più culture dove convivevano e convivono ortodossi, ebrei e musulmani – a cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale con l’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando e alla moglie Sofia e a vent’anni dal rogo della Biblioteca (« Vijesnica ») – Bernard-Henry Levy, cittadino onorario della città, ha deciso di rlflettere sul senso dell’Europa, sulla barbarie e sulla volontà di ricostruire e di proporre una speranza, con un’iniziativa che è insieme un segnale e una sfida. E lo farà a partire dalla Fenice, domani, venerdì 11 luglio, (lo stesso giorno del massacro di Srebrenica, perchè i simboli hanno comunque un loro significato), presentando alle 20, in prima assoluta mondiale, il suo « Hotel Europa », un monologo intepretato da uno dei più grandi attori francese, Jacques Weber, con la regia del bosniaco Dino Mustafic (edito in Italia da Marsilio, 14 euro).

E ieri Levy era a Venezia, ospite dell’ente lirico insieme al direttore della Biblioteca di Sarajevo, Ismet Ovcina, che ha avuto per lui parole di grande riconoscimento e commozione per la vicinanza all’istituzione Biblioteca e alla città balcanica. Un’operazione culturale importante, come ha sottolineato il sovrintendente Cristiano Chiarot, introdotto dal direttore Marketing, Gianpiero Beltotto. «Tutto ciò sta nella vocazione cosmopolita di Venezia – ha detto – Siamo orgogliosi che questa opera di prosa apra il ciclo « Lo spirito della musica », il festival musicale della Fenice».

Ma la parte del leone è toccata proprio a BHL, come lo chiamano affettuosamente i francesi. «Il mio è un grido di dolore, di rabbia e di speranza – ha sottolineato il filosofo – per questa Europa che si sta disfacendo. Vorrei che questo grido venisse sentito il più lontano possibile e che Venezia diventasse un punto di riferimento. Mi piacerebbe essere definito scrittore europeo, di origine francese e cittadino di Venezia, per dimostrare il mio cosmopolitismo e fare in modo che proprio da questa città parta un vero e proprio appello affinchè si accolga la Bosnia-Erzegovina nell’Unione Europea».

Il pensiero di Bernard-Henry Levy va oltre: riguarda un continente in fibrillazione. «Si sta smantellando un concetto di Europa così come l’abbiamo vissuta e l’abbiamo intesa, ma proprio in « Hotel Europa » c’è quel senso di rabbia e di speranza che contraddistigue il nostro momento storico. Così come la Biblioteca di Sarajevo è stata abbattuta e ricostruita, così deve avvenire per una nuova Europa. E in questo senso credo che anche figure come Matteo Renzi possano essere da traino per il futuro».

E non c’è solo il pensiero generale e lo sguardo da intellettuale sulla realtà di tutti i giorni, Venezia è anche un momento intimo per la vita di Levy. «Venivo alla Fenice da bambino con mia madre appassionata di musica – ricorda – Ed è il più bel teatro del mondo! Così come Stendhal diceva di essere « milanese », io voglio dire di essere francese, veneziano e di Sarajevo!». Ma Venezia rappresenta per Bernard-Henry Levy anche un « ritorno alle origini », nel rapporto con Cesare De Michelis, patron della Marsilio Editori, che 37 anni fa, nel 1977, puntò sul « nuovo filosofo » francese pubblicando il suo primo saggio « La barbarie dal volto umano » dove si equiparava il fascismo al comunismo. Periodo non facile nel tempo del « compromesso storico ». «É stato un modo – ha spiegato De Michelis – per squarciare il campo su temi fino ad allora « intoccabili ». Levy ha avuto il coraggio di dire che, pur a distanza di anni dopo Auschwitz, l’Europa non aveva imparato a sconfiggere nazionalismi e intolleranze».


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