Bernard-Henri Lévy

The Art of Philosophy is Only Worthwhile if it is an Art of War.

Philosopher contre Hegel et les néo­hégéliens. Philosopher contre l'inter­prétation pré-Bataille, et pré-Collège de sociologie, de la politique de Nietzsche. Philosopher contre le néo-platonisme et son démon de l'absolu. Philosopher contre Bergson et son avatar, justement, deleuzien. Philosopher contre la volonté de pureté, ou de guérir, dont j'ai démontré ailleurs qu'elle est la vraie matrice de ce qu'on a appelé, trop vite, les totalitarismes et qu'une guerre conceptuelle bien menée permet de mieux nommer. Philosopher pour nuire à ceux qui m'empêchent d'écrire et de philosopher. Philosopher pour empêcher, un peu, les imbéciles et les salauds de pavoiser. Philosopher contre Badiou. Philosopher contre la gidouille Zizek. Philosopher contre le parti du sommeil, des clowns ou des radicalités meurtrières. Pardon, mais c'est la vérité. Chaque fois que j'ai, depuis trente ans, fait un peu de philosophie c'est ainsi que j'ai opéré : dans une conjoncture donnée, compte tenu d'un problème ou d'une situation déterminés, identifier un ennemi et, l'ayant identifié, soit le tenir en respect, soit, parfois, le réduire ou le faire reculer. Guerre de guérilla, encore. Harcèlement. Et à la guerre comme à la guerre.

Le bloc-notes de Bernard-Henri Lévy

May 5th, 2010, by Bernard-Henri Lévy, for Le Point

(Français) ¨Pourquoi j’ai signé l’« appel à la raison » de JCall, par Bernard-Henri Lévy

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10 Comments »

  1. Merci cher BHL pour soutenir ma cause depuis l’intérieur du corps sioniste !!!

    Yasser

    Comment by Arafat — Monday May 17th, 2010 @ 04:47 PM

  2. Votre message exprime parfaitement mes sentiments à l’égard d’Israël , de la démocratie qu’il représente et surtout, je l’espère, des décisions politiques et humaines à venir . Merci

    Comment by goldstein vve nicolas — Friday May 14th, 2010 @ 07:24 PM

  3. Cher BHL malgré “la faute morale” que vous réprouvez vous avez signé cette pétition JCALL.
    je suis surpris qu un amoureux des mots comme vous , n’est pas réussi à faire changer ce terme si choquant !!!

    Comment by lellouche bruno — Friday May 7th, 2010 @ 12:18 PM

  4. Faire un pas en avant!? Vers quoi? Vers le vide pour ne pas dire l’abime? Vous le dites vous même il n’y a pas de réels partenaires si ce n’est des gens qui refuse de me reconnaitre a moins que ce ne soit pour m’anéantir. Alors un pas en avant c’est plutôt suicidaire, non?

    Comment by Mocate Sylvie — Thursday May 6th, 2010 @ 08:43 PM

  5. Merci : voilà la traduction italienne pour mes compatriotes…que toute le monde puisse le lire
    PERCHE’ HO FIRMATO L’ “APPELLO ALLA RAGIONE” DI JCALL, di BERNARD-HENRI LEVI
    Se avessi redatto l’appello alla ragione, lanciato lunedi’ scorso a Bruxelles, dal JCall, non avrei certo utilizzato l’espressione “errore morale”.
    Avrei insistito sul rischio tracotante che c’è sempre, quando non si vive in Israele, quando non si condividono non le gioie ma anche le preoccupazioni, le sofferenze, a volte i drammi, che sono il quotidiano dei cittadini israeliani, che li fa sembrare dare delle lezioni.
    Ricordandomi, infine, che la Storia ha sempre piu’ immaginazione degli uomini e che dunque non si sa mai, quale astuzia o quali sorprese loro riserva, puo’ essere avrei preso la precauzione di ricordare che l’attuale Primo ministro ha, in uno dei suoi primi discorsi, finito per allinearsi – controvoglia, senza convinzione, ma l’ha fatto – al principio dei due Stati per due popoli.
    Vicino a queste riserve, pertanto, penso che questo appello è una buona iniziativa.
    Ed ho accettato non solo di firmare, ma di sponsorizzare per almeno tre ragioni di fondo:
    1. Non ci si puo’ contentare dell’eccezione, che dico? del miracolo che costituisce la vitalità di una democrazia israeliana sopravvissuta a 62 anni di una guerra latente ed, a volte, totale – e lamentarsi di vedere un libero dibattito, dunque l’espressione di opinioni diverse, dunque di stesso spirito democratico, soffiare nelle teste degli amici d’Israele : le comunità ebree non sono dei blocchi; non hanno nessuna ragione di marciare al passo cadenzato ed allinearsi alle – risoluzioni di tale o tal’altra istituzione; aldilà degli stessi ebrei(visto che la causa d’Israele ha dei partigiani, fortunatamente, molto aldilà del mondo ebreo), il fatto di essere divisi non indebolisce le democrazie, le rinforza.
    2. Non si puo’ essere sionista, cioé credere non solamente (va da se) alla leggittimità d’Israele ma (è molto piu’ importante) alla grandezza, nobiltà, – Levinas avrebbe detto alla realtà metapolitica dello Stato nato dal sogno di Theodor Herzl e di qualche altro – e confondere questa realtà con dei volti provvisori, incerti, a volte infedeli o sfigurati, cui affibiano, come dappertutto, le vicissitudini di una vita politica sottomessa agli alea dell’opinione quando non è la legge elettorale e dei suoi effetti perversi : amare Israele, l’amare veramente, è essere capace, altrimenti detto, di fare la distinzione tra lui, Israele, ed il governo di cui si dota;
    non è temere, come in tutte le democrazie, ma in questa piu’ che in tutte le altre, di criticare uno per onorare l’altro; è pensare, lodare, praticare, una incondizionalità di principio che non è tenibile se non si punta, nello stesso tempo, ogni volta che si manifesta, l’inevitabile fallibilità degli uomini e delle loro coalizioni d’occasione.
    Elementare.
    3. Che l’Hamas e l’Hezbollah siano delle organizzazioni d’ispirazione strettamente e rigorosamente fasciste, che non abbiano alcuna specie di desiderio non soltanto di fare la pace, ma anche riconoscere cio’ che non designano mai come “l’entità sionista”, che i loro avversari dell’OLP non abbiano sempre rotto, anche loro mai,con questa arte del doppio linguaggio nel quale fu Yasser Arafat maestro nel passato, in breve, che la parte palestinese abbia una parte di responsabilità importante e , dal mio punto di vista, determinante in quello che chiamano pudicamente, nelle cancellerie, “il blocco” del processo di pace – è evidente. Ma non meno evidente è un duplice fatto : primo, che la parte israeliana ha commesso, anche lei, e da lungotempo,degli errori maggiori e di portata lunghissima; e secondo, che un’altra della differenza tra questi errori e gli altri è che non è completamente impossibile ad un uomo dotato di ragione di enunciarli, di denunciarli, con una piccola chance di risvegliare un eco vago da parte di coloro che li hanno commessi, o lasciati commettere. Detto altrimenti, io non ho del linguaggio comune, ed è dir poco, con i fascislamisti dell’Hezbollah : le probabilità di vedere un richiamo alla ragione che oltrepassi il muro del loro odio senza grazie ne limiti, sono lo so, vicine allo zero; discutere con un partigiano israeliano sull’incriminazione, o anche con un religioso resoluto di non cedere su Gerusalemme, mi sembra essere, per contro, nell’ordine del possibile e dunque, nella circostanza, nell’ordine dell’assoluto necessario.
    Ho lottato tutta la mia vita contro una delegittimazione d’Israele. Ho difeso la legittimità dal suo punto di vista in tutte le guerre alle quali Tsahal è stato spinto da quando ho raggiunto l’età di un uomo. Adesso ancora, non atterro mai a Tel-Aviv senza prendermi il tempo di una visita ai miei amici di Sderot, la città del sud che vive sotto la minaccia di Hamas. Ebbene, è lo stesso metodo che mi fa rivolgere oggi ai dirigenti israeliani e scongiurarli, in fondo, di ritrovare l’ispirazione dei loro illustri antenati : Ben Gourion rettificante, nel 1948, il piano di spartizione delle Nazioni Unite ; Yitzakh Rabin e Shimon Peres prendendo, 30 anni piu’ tardi, il rischio degli accordi di Oslo ; o lo stesso giovane Ehoud Barak che proponeva ad Arafat, circa giusto dieci anni fa, un trattato che questo non volle, ma che i cui principi e le persino le clausole non hanno, lui lo sa, preso una ruga. Bisogna essere in due, certo, per fare la pace. Ma non è interdetto, anche da soli, di fare un passo. E se possibile , un passo decisivo.

    Comment by fc — Thursday May 6th, 2010 @ 07:27 AM

  6. Souffert et beau. Seulement qui a beaucoup souffert et aimé, qui a l’espoir de son amour, peut écrire ces mots. Qu’ils puissent être entendus et compris, c’est tout mon espoir. Merci

    Comment by Pierre — Wednesday May 5th, 2010 @ 10:10 PM

  7. @ BHL:

    Si j’avais un petit texte de vous qui nous était adressé, je le mettrais en vedette sur notre journal citoyen, qui est tout de même déjà le plus lu au Québec… Cette initiative serait indubitablement commentée par tous les médias traditionnels et sa diffusion serait plus grande que si le message était à la Une de La Presse. Coup de pub ? Un Appel est une pub, mais je crois à ce message.

    Pierre JC Allard
    Éditeur de CentPapiers.com

    Comment by Pierre JC Allard — Wednesday May 5th, 2010 @ 09:56 PM

  8. Quand on veut justifier une mauvaise action, on trouve toujours de bons arguments…

    Comment by flench — Wednesday May 5th, 2010 @ 09:21 PM

  9. bonsoir
    vous ne m’avez pas convaincu.
    désolé

    Comment by bokobsa — Wednesday May 5th, 2010 @ 09:08 PM

  10. Une chose est de communiquer son opinion et de critiquer autant qu’il le faut une politique que l’on réprouve , une autre est de faire un appel à des instances internationales pour faire pression sur un gouvernement librement élu par ses électeurs .

    Comment by Jan — Wednesday May 5th, 2010 @ 07:05 PM

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