Dall'antica Grecia a Kiefer cercando l'origine di tutto (Le Corriere della Sera, le 6 juin 2013)

Corriere della seraDAL NOSTRO CORRISPONDENTEPARIGI ? Una grande mostra sulle «Avventure della verità»: dal 29 giugno all’11 novembre la Fondation Maeght di Saint-Paul de Vence illustra il rapporto tra pittura e filosofia nei secoli, da Platone a Anselm Kiefer, attraverso 126 opere scelte da Bernard-Henri Lévy, il commissario dell’esposizione (nella foto sotto). Dopo l’impegno per la rivoluzione libica l’intellettuale francese ha raccolto la sfida lanciatagli un anno fa dal direttore della fondazione, Olivier Kaeppelin, che gli ha lasciato carta bianca per la tradizionale esposizione estiva. «Un filosofo oggi deve prendere esempio dall’arte e dalla pittura in particolare ? sostiene Lévy ?. L’arte non è più un semplice fenomeno culturale né, ancora meno, decorativo: non è più un ornamento della verità; è la sua instaurazione radicale, l’apertura all’essenza, all’origine; l’arte si trova al fondamento e alla fine di tutto». Ogni opera viene accompagnata da un testo di Bernard-Henri Lévy, che ripercorre lo scontro tra pittura e filosofia partendo dalla celebre condanna che Platone fece dell’arte, imitazione della realtà sensibile a sua volta imitazione del mondo delle idee. Il volume «Les Aventures de la vérité», che esce oggi in Francia co-edito da Fondation Maeght e Grasset, raccoglie quei testi facendoli precedere da una sorta di diario, la testimonianza di come la mostra è stata concepita e via via realizzata con l’aiuto, tra gli altri, di François Pinault, Miuccia Prada, Daniela Ferretti. Bernard-Henri Lévy ha chiesto a venti grandi artisti contemporanei di leggere, davanti alla telecamera, brani di altrettanti filosofi: i film saranno proiettati durante l’esposizione ma intanto, nel libro, Lévy racconta di quando, per esempio, Jeff Koons ha preteso di leggere Aristotele o come Marina Abramovic, in una sorta di anti-performance, a New York abbia perso d’un tratto la sua abituale sicurezza per intimidirsi di fronte alla lettura di Antonin Artaud. Alla fine l’impostazione platonica è capovolta, l’arte ritrova tutta la sua centralità. Come già scrisse in La barbarie dal volto umano, oltre trent’anni fa, con la mostra alla Fondation Maeght «Bhl» ripete che di fronte alle tragedie del ventesimo secolo ? fascismo, nazismo, Kolyma ? «il filosofo deve tacere per lasciare la parola a Guernica, Fritz Lang, Solzenicyn». @Stef_MontefioriRIPRODUZIONE RISERVATA
Montefiori Stefano


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