Bernard-Henri Lévy

L’art de la philosophie ne vaut que s’il est un art de la guerre...

Philosopher contre Hegel et les néo­hégéliens. Philosopher contre l'inter­prétation pré-Bataille, et pré-Collège de sociologie, de la politique de Nietzsche. Philosopher contre le néo-platonisme et son démon de l'absolu. Philosopher contre Bergson et son avatar, justement, deleuzien. Philosopher contre la volonté de pureté, ou de guérir, dont j'ai démontré ailleurs qu'elle est la vraie matrice de ce qu'on a appelé, trop vite, les totalitarismes et qu'une guerre conceptuelle bien menée permet de mieux nommer. Philosopher pour nuire à ceux qui m'empêchent d'écrire et de philosopher. Philosopher pour empêcher, un peu, les imbéciles et les salauds de pavoiser. Philosopher contre Badiou. Philosopher contre la gidouille Zizek. Philosopher contre le parti du sommeil, des clowns ou des radicalités meurtrières. Pardon, mais c'est la vérité. Chaque fois que j'ai, depuis trente ans, fait un peu de philosophie c'est ainsi que j'ai opéré : dans une conjoncture donnée, compte tenu d'un problème ou d'une situation déterminés, identifier un ennemi et, l'ayant identifié, soit le tenir en respect, soit, parfois, le réduire ou le faire reculer. Guerre de guérilla, encore. Harcèlement. Et à la guerre comme à la guerre.

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Claude Lévy-Strauss. Addio al maestro dell’antropologia, di B.-H. Lévy – Corriere della Sera, 4/11/2009

Corriere della Sera, par Bernard-Henri Lévy, pour Corriere della Sera

corriere della seraIl ricordo dell’allievo filosofo
«Solo adesso il XX secolo è definitivamente concluso»
La prima cosa che ho pensato, bizzarramente, è stata che era morto un grandissimo scrittore.
Evento piuttosto raro nella vita intellettuale, l’immenso filosofo Claude Lévi-Strauss era ancheclaude lévy strauss
uno straordinario scrittore. Tristi tropici è letteratura magnifica, e anche questo ci mancherà: un pensatore che era pure un maestro di stile letterario.
Con la morte di Lévi-Strauss, che mi riempie di tristezza, si completa la fine del XX secolo. Non è tanto che «scompare l’ultimo dei giganti», come si sente già ripetere piuttosto banalmente un po’ dappertutto: se ne è andato l’ultimo testimone di un’era nata alla fine della Seconda guerra mondiale, che ha raggiunto l’età matura negli anni Sessanta, chiamata per comodità lo strutturalismo, e che è stata la vera grande invenzione filosofica del XX secolo. Tutto questo ha cominciato a vacillare quando Althusser, Lacan e Foucault sono morti; ma il maestro dei maestri, il patron come Jean Paulhan diceva a proposito di Georges Braques, era Lévi-Strauss.

Ha avuto il privilegio di essere un genio riconosciuto in vita. I contemporanei lo citavano esplicitamente come tale, ma esiste un altro modo, ancora più importante, per vedere celebrata la propria opera: è quando il pensiero di un filosofo abita e attraversa un’epoca intera, quando il suo contributo incombe sulle opere dei contemporanei. Questo è il riconoscimento più grande, un omaggio continuo e silenzioso del quale Lévi-Strauss ha goduto mentre era ancora in vita. La sua opera ha lasciato un’impronta decisiva su tutto quello che ha contato in Francia e in Europa dagli anni Cinquanta.

Tutto ciò che viene chiamato strutturalismo, le riflessioni del ’68, il pensiero postmoderno, in
Francia e in Italia, non sarebbero esistiti senza Claude Lévi-Strauss. La domanda da porsi quando
muore un grande è «che cosa non avremmo senza di lui». È una questione per sottrazione. Risposta:
non ci sarebbero stati Foucault, Deleuze, Agamben in Italia, Baudrillard. Lo cito raramente,
ma so con certezza che senza Lévi-Strauss non avrebbero visto la luce i libri che ho scritto in più
o meno trent’anni. L’unica cosa che mi ha diviso da lui è stata la mancanza di impegno politico:
Lévi-Strauss è «il» grande pensatore francese ma rifiutava la nozione stessa di intellettuale, cioè il
filosofo che ha il diritto e talvolta anche il dovere di immischiarsi nelle cose che non lo riguardano.
Ma non voglio insistere su questo aspetto, provo un’ammirazione sconfinata e un’enorme
tristezza. Il nostro sguardo sull’altro, il nostro rispetto verso chi è diverso da noi si è formato grazie
a lui. Spero che, dopo la sua scomparsa, un simile lascito non venga rimesso in discussione.
(testo raccolto da Stefano Montefiori)

Un commentaire »

  1. Che l’eredità di Levi-Strauss sia per noi tutti questo suo rifiuto di considerare diverse le razze primitive che formarono l’umanità alle sue origini per colore della pelle – bianca, gialla, nera – per genoma, ma che se ci fu diversità essa era legata alle loro attitudini particolari, rigettando le tesi razziali e razziste del Gibineau che attribuiva una ineguale capacità ai popoli a secondo dela loro’appartenenza. Caro, BHL, non ha neanche idea, ovvera la conosce molto bene, quanto sia ancora diffusa la teoria del padre del razzismo. Pensi che é ancora pubblicato nella pagina della Scienza di questo stesso giornale, il Corsera, un mio intervento, sotto il nome di Rosh, per stigmattizzare e smascherare simili credenze e stupidità.
    On le doit à ce grand homme e scientific qui fut Claude Lévi-Strauss.

    Commentaire par Pierre — jeudi 5 novembre 2009 @ 01:49

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